Negli anni '20 l'azienda fu coinvolta in un'altra crisi, questa volta però legata alla Banca Italiana di Sconto che deteneva la maggior parte delle azioni, tanto che nel 1927 si pensò addirittura di metterla in liquidazione. Ma ormai l'Alfa Romeo aveva acquistato rinomanza sia in Italia che all'estero, intessendo rapporti commerciali con vari paesi quali l'America, la Spagna, l'Inghilterra e altri ancora; questo impedì la chiusura di una società così famosa nel mondo e che non aveva perso tutte le speranza di salvarsi, ma che sicuramente con una ristrutturazione avrebbe potuto risollevarsi.
Nicola Romeo, Presidente dal 1918, non accettò i drastici cambiamenti che si volevano attuare, per cui nel 1928 chiuse definitivamente i suoi rapporti con l'Alfa Romeo per contrasti ormai divenuti insanabili. Nel 1933 passò alla gestione IRI e venne decisa una ristrutturazione interna per portare l'azienda ad un graduale miglioramento proponendo la nomina di un Consiglio di Gestione, eletto per metà dai soci possessori di capitali e per metà dai lavoratori, con il compito di varare un nuovo Statuto e portare l'Alfa Romeo a livelli competitivi con le altre case automobilistiche.
La
ristrutturazione non avvenne soltanto per opera dell'IRI, ma soprattutto grazie
agli interventi del nuovo Direttore Generale Ing. Ugo Gobbato, entrato agli
inizi degli anni '30, e che rimase fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale
quando venne ucciso in circostanze non ancora chiarite.

Gran Premio Circuito di Pescara: Ferrari con l'Alfa Bimotore (1931)
In un verbale del Consiglio d'Amministrazione l'Ing. Gobbato informava il consiglio di non aver avuto il tempo di studiare la situazione dell'azienda in modo dettagliato, ma che da un esame sommario aveva "tratto l'impressione che attraverso una riorganizzazione sia tecnica, sia commerciale, l'azienda possa avviarsi verso un avvenire migliore. Ha già predisposto che la manodopera esuberante sia adibita ad un reparto speciale a lavori di assestamento e di riparazione di macchine ed attrezzi ed ancora tende a precisare i compiti di ognuno... Infine propone che sin d'ora il Consiglio voglia disporre per l'eliminazione di alcuni dirigenti... le cui funzioni devono essere soppresse".
Quindi eliminazione di alcuni dirigenti, ma non della manodopera, che doveva essere impiegata per altri scopi probabilmente perché in quel periodo si sentiva la necessità di avere più operai specializzati che dirigenti, infatti la riduzione toccherà anche gli impiegati. Proprio riguardo a questi ultimi si legge che "per eventuali licenziamenti si dovrà tenere conto sempre delle capacità tecniche particolari di ognuno, dello stato di famiglia e dell'appartenenza al Partito potendosi preventivamente addivenire ad una revisione di stipendi per adeguare i compensi alle mansioni svolte".
Quindi cambiamenti drastici, licenziamenti, ma non avventatezza nelle scelte del Direttore Generale che comunque cercava di dare delle gratificazioni economiche più adeguate al lavoro svolto. Attraverso lo studio di Norme generali, Ordini di servizio e comunicati si può dedurre che nel 1934 l'organizzazione dell'azienda risultava così strutturata:
ORGANIZZAZIONE DELL'AZIENDA
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PROGETTAZIONE |
DIREZIONE AUTOVETTURE |
DIREZIONE MOTORI AVIAZIONE, ELICHE |
PREPARAZIONE PROGETTAZIONE ATTREZZATURE FABBISOGNO-MATERIALI ANALISI MERCATI SPESE-FABBRICAZIONE |
ACQUISTI E MAGAZZINO |
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FABBRICAZIONE |
PRODUZ. AUSILIARIA |
STAMPAGGI CARROZZERIA |
FONDERIA |
LAB. RICERCHE E CONTROLLO |
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SERVIZIO COMMERCIALE |
SERV. GENERALE DI FABBRICA |
SEGRETERIA |
SERV. FABBRICAZ. OFFICINE COLOMBO |
SERV. PRODUZ. PRINCIPALE E MANUTENZIONE |
Dalla Segreteria dipendeva direttamente la gestione del personale, nel 1938 venne poi anche creato un distinto Comitato del Personale con il compito di definire le mansioni di tutti i dipendenti e la retribuzione, così come aveva proposto il Direttore Generale Ugo Gobbato. Inoltre altre mansioni venivano gestite dalla Segreteria Legale e Sindacale, e nel 1942 venne costituito un Centro di preparazione del personale comprendente corsi di specializzazione per ingegneri, periti industriali, apprendisti e operai, per finire nel 1944 a cui vennero affiancate anche attività relative al dopolavoro.
Le sorti dell'Alfa Romeo cominciavano, quindi, con l'intervento di Ugo Gobbato, a prendere una piega diversa, tanto che l'occupazione al Portello salì a 6000 operai, mentre nel 1938 si cominciò a costruire un nuovo stabilimento a Pomigliano d'Arco (Napoli) ed il capitale venne notevolmente aumentato.
Già nel 1934 il Direttore Generale aveva informato il Consiglio d'Amministrazione che la ristrutturazione non aveva compreso solo il personale, ma che anche i macchinari erano stati sostituiti con altri più efficienti e moderni per migliorare la qualità della produzione. Ma soltanto l'anno dopo l'Alfa Romeo venne dichiarata militarizzata e nel 1936 era ormai completamente assorbita dalla produzione di motori avio e piccoli autocarri, in diretta connessione con le esigenze belliche intervenute con la partecipazione dell'Italia al conflitto etiopico e alla guerra civile spagnola.

Reparto trattori (1920)
Ormai si era sempre più vicini alla Seconda Guerra Mondiale ed anche lo Stabilimento S.Martino di Pomigliano d'Arco cominciò a produrre motori avio, nonostante la sua costruzione non fosse ancora terminata, e nel 1940 si costituì una nuova Società denominata "Società Anonima Alfa Romeo Africa Orientale".
Riguardo a questa purtroppo la scarsità di documenti non ci permette di sapere se mai fu concretizzata e che scopi esattamente si proponesse.
Con l'entrata dell'Italia in guerra anche l'Alfa Romeo si trovò coinvolta con numerosissime difficoltà di organizzazione in quanto le forniture divenivano sempre più scarse e mentre, di contro, erano sempre più frequenti gli attacchi aerei. Gli stabilimenti dovettero subire tre attacchi che misero in seria difficoltà la società: il primo il 20 Febbraio 1940, un altro il 13 Agosto 1943 e l'ultimo il 14 Febbraio 1944.
Dopo l'ultimo bombardamento le autorità tedesche decisero il decentramento delle officine in luoghi più sicuri; per gli uffici e l'Archivio Disegni questo era già stato attuato precedentemente, mentre per i repartisi stabilì che dovevano essere spostati soltanto quelli più esposti alle incursioni o che avevano macchinari speciali che difficilmente avrebbero potuto essere sostituiti.
Il Consiglio d'Amministrazione quindi decise che i reparti dovevano essere così suddivisi:
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VITTUONE REPARTO MOTORI |
VANZAGO REPARTO BULLONERIA |
LAGO D'ORTA PROGETTAZIONE |
MELZO PRODUZIONE AUSILIARIA |
CANEGRATE REPARTO NGRANAGGI |
Inoltre nelle grotte di Costozza venne trasferito il reparto per la produzione degli alberi motori.
Questa decisione, presa anche per volontà delle autorità tedesche, fu di molta utilità per l'azienda non solo per salvare il macchinario, ma anche le maestranze che evitavano così la deportazione in Germania; l'Ing. Gobbato si dimostrò sempre preoccupato per i suoi operai perché non subissero soprusi di sorta né dalle autorità tedesche né da quelle fasciste.
Intanto la situazione economica dell'Alfa Romeo registrò anche durante il periodo bellico un bilancio positivo, infatti il Direttore Generale riferisce che nel 1942 la produzione complessiva era aumentata del 14% in confronto all'anno precedente e per il 1943 era previsto un ulteriore aumento sia per quello che riguardava lo stabilimento di Milano che quello di Pomigliano.
Ma anche quest'ultimo il 30 Maggio 1943 subì un attacco aereo che provocò la distruzione dello stabilimento e la morte di impiegati che al momento si trovavano sul luogo di lavoro.
Effettivamente un piano di decentramento era già in atto anche in questa zona infatti, per un accordo con la Regia Aeronautica, un reparto motori si trovava già a Marigliano, ma gli altri reparti e uffici non erano ancora stati trasferiti perché i lavori nelle grotte di S.Rocco non erano stati terminati in tempo.

Reparto carrozzeria 1900 Berlina (prima carrozzeria di serie, 1933-1934)
Il piano prevedeva che circa 800 operai si sarebbero dovuti trasferire per iniziare la lavorazione della prima linea dell'officina motori, a questo doveva essere aggiunto un reparto produzione ausiliaria, e, così proponeva il Consiglio di Amministrazione nella persona di Ugo Gobbato, anche una parte del reparto presse e leghe leggere. Per tutti gli altri reparti o questi erano impossibili da trasportare o erano in corso accordi.
È interessante notare come tra mille disagi si noti comunque una voglia di continuare, di tenersi in vita; nonostante le distruzioni e i trasferimenti l'economia e l'azienda dovevano andare avanti anche se ormai sotto il giogo tedesco non erano più in grado di prendere delle decisioni autonome.
Infatti nel 1944 l'Alfa Romeo su pressioni delle autorità tedesche dovette unirsi dapprima in un Consorzio con l'Isotta Fraschini, a cui si aggiunsero poi anche le Officine Reggiane formando una società denominata CARIM per la costruzione di alcune parti del motore Junkers.